Un calice bianco di viticoltura Piemontese

Tra il Mar Ligure e il Monferrato, un Piemonte che profuma di mare:

benvenuti nelle terre del Gavi DOCG.

Durante il Tour con il Consorzio del Gavi ho avuto modo di immergermi in questa terra, al confine tra Piemonte e Liguria, di conoscere i viticoltori e i vini da loro prodotti.

Il riconoscimento della DOCG del Gavi arriva nel 1998 con il Consorzio che si estende prevalentemente nella provincia di Alessandria, i comuni che ne fanno parte sono 11 e sono caratterizzati da zone e microclimi differenti che vengono poi espressi nei vini prodotti.

Le origini della viticoltura nel Gavi sono più che antiche, il primo documento è datato 3 giugno 972 ed è conservato nell’Archivio di Stato di Genova, cita l’affitto di vigne in località Meirana concesso dal vescovo di Genova a due cittadini gaviesi.

Il Gavi nasce anche grazie al mare.

Infatti è l’influenza del vento marino del mar Ligure e il clima temperato e fresco dell’Appennino che arricchiscono il Cortese di quest’area.

Questo dimostra quanto sia difficile dividere la natura e le produzioni che da essa derivano in zone geografiche convenzionali.

In questo caso il Gavi è frutto di una collaborazione di elementi naturali interregionali: i terreni ed i vitigni piemontesi, il vento di mare ligure e la freschezza dell’appennino lombardo, a livello pratico lo si può intuire anche dal fatto che questa denominazione confina con il comune di Genova e dista 90 km da Milano e 130 km da Torino.

Cosa ci dice il disciplinare del Gavi DOCG?

Il Gavi DOCG può essere prodotto solo da uva Cortese in purezza, può essere prodotto anche in versione Spumante Metodo Classico o bianco fermo riserva, anche se la versione principale più prodotta è quella del Gavi DOCG versione bianco fermo classico.

Ho trovato interessante la scelta dell’etichetta istituzionale del Consorzio, il vino nella bottiglia non viene infatti prelavato casualmente dalle varie cantine, ma viene utilizzata questa bottiglia come vero e proprio simbolo di promozione del Consorzio.

Ogni anno infatti, dal 2013, il Consorzio del Gavi affida all’Associazione Italiana Sommelier l’incarico di degustare alla cieca (con un’etichetta generica con scritto Gavi DOCG senza specificare alcun produttore) i campioni inviati dalle aziende per selezionare la bottiglia istituzionale del Consorzio che verrà poi spedita alle redazioni giornalistiche e utilizzata negli eventi istituzionali durante l’anno.

Alcuni numeri del Gavi

  • 1580 ettari di vigneto
  • 190 aziende associate al Consorzio
  • 13 milioni di bottiglie prodotte
  • 500 famiglie impiegate nella filiera
  • 85% della produzione esportata in 100 paesi
  • 180m-450m altitudine nella quale si può coltivare il Cortese per il Gavi DOCG

Le 3 macrozone del Gavi

Il territorio del Gavi DOCG è diviso in 3 zone.

Nella fascia settentrionale i terreni sono composti da argille rosse, e si estende dalla pianura alessandrina alle colline, è la fascia più calda e regala Gavi di corpo e struttura.

Nella fascia centrale i terreni sono a medio impasto, regalano un Gavi di equilibrio, struttura e sapidità.

Sono le terre bianche a comporre la fascia meridionale, quella più alta in vicinanza con l’Appennino, qui i terreni sono chiari, di origine marina, e caratterizzati da un clima freddo che dona delicatezza nei profumi e finezza al gusto.

Non solo Gavi d’annata

Anche se il Cortese del Gavi è conosciuto per avere come caratteristiche e tratti fondamentali dei profumi tenui di frutta a polpa gialla e note floreali, uniti ad un buon corpo, acidità e sapidità, nella versione riserva esprime note che arricchiscono il calice di ulteriori profumi e sapori.

Negli ultimi anni sempre più aziende hanno intrapreso la scelta di produrre una riserva di Gavi, consapevoli che il Cortese con la sua vena acida e la sua struttura può essere un vitigno ideale per l’affinamento.

Durante il Tour abbiamo assaggiato numerose annate di differenti riserve della varie aziende e quello che è emerso è come il Cortese “invecchi con lentezza”, per cui possiamo trovare riserve con oltre 10 anni sulle spalle che hanno ancora vivacità, acidità e ulteriore potenziale d’invecchiamento.

Questo è dovuto in parte al vitigno e in parte alla vinificazione e affinamento: infatti le aziende prediligono l’acciaio, la permanenza sulle fecce fini o il cemento, se usano il legno è solitamente tonneau o botte grande, per cui il Gavi Riserva generalmente arriva in bottiglia con un’evoluzione ancora da esprimere nel tempo in modo equilibrato e bilanciato.

Accoglienza

In questi anni ho avuto modo di girare numerose zone d’Italia ed ho capito quanto produrre un ottimo vino o avere un’ottima zona a livello pedoclimatico non basti per il “successo” del vino in sé.

Mi spiego meglio.

L’enoturismo è fondamentale per sviluppare al meglio una zone vitivinicola, perché è ottimo produrre un buon vino, ma per il successo completo della zona serve che le cantine siano aperte al pubblico con un’offerta enogastronomica di qualità.

Specie in zone come il Gavi, dove una peculiarità è quella di avere ancora la maggior parte delle aziende a gestione familiare, questo concetto di accoglienza diretta sul territorio è fondamentale per trasmettere al meglio i valori della viticoltura e dei vini di queste famiglie.

E proprio in questo ho trovato nelle zone del Gavi una grande attualità nelle scelte fatte dalle cantine e dai ristoratori negli anni.

Le cantine sono infatti aperte ai turisti, con proposte di attività che non si limitano alla mera visita in cantina, ma che si integrano con itinerari in e-bike, eventi in vigna o cooking class con prodotti tipici come il Raviolo di Gavi.

I ristoratori hanno delle linee ben precise tra cucina gourmet e cucina tipica, in modo da trasmettere nella versione tradizionale o nella versione elaborata quelli che sono i prodotti tipici del territorio.

Alcuni Relais come La Raia o Villa Sparina completano l’offerta per la fascia alta con servizi mirati verso i turisti provenienti da tutto il mondo.

Podcast

In questo articolo ho voluto presentare quelle che sono state le peculiarità del Gavi che ho riscontrato durante quei 4 giorni di Tour, se volete saperne di più delle cantine che ho visitato, dei vini che ho assaggiato e dei luoghi che ho visitato vi rimando al mio Podcast con un episodio dettagliato su questa fantastica esperienza.